Archive for February, 2008

Dopod P660: lo Smartphone/PDA con Windows Mobile 6 Pro

Saturday, February 23rd, 2008

Confronta prima i prezzi L ultimo telefono e cellulare è su Ciao. Per gli amanti della musica Lettore Mp3, cuffie e altoparlanti!

Dopod International Corp. ha annunciato P660, un nuovo Smartphone/PDA che sara’ distribuito a breve dall’operatore China Mobile. Misura 108×58,3×15,7mm., pesa 122gr. integra un display touch screen QVGA da 2,8 pollici, camera da 2MPx., 128Mb. di RAM + 256Mb. ROM, slot per miniSD, connettivita’ GSM/GPRS/EDGE 850/900/1800/1900MHz., Bluetooth 2.0 + EDR e ricevitore GPS.

USA Blackberry di nuovo in panne

Wednesday, February 13th, 2008

Un’interruzione di quasi tre ore dei servizi Blackberry in Nord America, che potrebbe aver lasciato milioni di persone senza la possibilità di ricevere email sui propri telefonini. È quanto è accaduto ieri, ed è la seconda volta,  negli Stati Uniti e nel Canada.

Frustrazione, rabbia e nervosismo: sebbene il guasto sia stato temporaneo, molti utenti del servizio sono andati su tutte le furie. Al momento, non si conosce ancora la causa dell’interruzione, e ignoto è anche il numero delle «vittime». «È troppo presto determinare la causa del problema in questo momento, ma Research In Motion (Rim) ha un team che sta tentando di individuare il problema, per fare in modo che non si verifichi più in futuro», si legge nel comunicato di Research In Motion, società canadese che eroga il servizio.

Le prime notifiche del problema sono giunte ieri attorno alle 15.30, ovvero alle 21.30 ora italiana. Il servizio è stato ripristinato alle 18.30 circa, senza che nessun messaggio sia andato perduto, stando a quanto dichiarato da Rim. Nessun danno operativo, dunque, a parte quello sofferto dai «nervi» di molti utenti Blackberry-dipendenti.

«Non riesco a credere che sia successo ancora-, ha detto Stuart Gold, direttore marketing per la società informatica Omniture, che riceve 1000 email al giorno -Viaggio 300 giorni all’anno. Tutta la mia vita è nel mio Blackberry - quella familiare, quella professionale, la mia vita emotiva, tutto quanto…Non possono farmi questo». Gold ha continuato. «Non so cosa sia successo. Non mi interessa cosa sia successo. Che si tengano le scuse per loro».E Garth Turner, facendosi interprete delle frustrazioni degli utenti del Blackberry, ha spiegato che il guasto di ieri è stato come «tagliare i cavi telefonici, o come assistere al collasso delle linee del telegrafo cento anni fa. Il modo in cui la gente si è sentita isolata è abbastanza fenomenale».

A livello mondiale gli utilizzatori di Blackberry sono 12 milioni, e in particolare in Canada e Stati Uniti inviare e ricevere email sul telefono cellulare è diventato uno standard perfettamente integrato nella vita quotidiana, in ambito lavorativo ma non solo.

Ma i clienti non sono andati su tutte le furie solo per il guasto. Altra fonte di frustrazione è stato il lungo silenzio seguito all’arrivo delle notifiche da parte della società, che ha utilizzato un linguaggio anche criptico nel dare spiegazioni. Nell’aprile dello scorso anno, quando si verificò un’altra grande interruzione, ci vollero due giorni prima che Rim individuasse le cause del problema. Allora il guasto fu attribuito a un malfunzionamento generato dall’installazione di un nuovo software nei sistemi informatici della società.

Alcuni analisti si chiesero se il guasto non fosse invece dovuto all’esplosiva crescita dell’azienda - 1 milione di nuovi clienti ogni 3 mesi - che avrebbe superato la capacità del suo network. Rim aveva seccamente escluso «problemi di sicurezza e di capacità» come cause del problema. Ma ora, l’ennesima interruzione. Research In Motion farà bene dunque a individuare le cause del problema.

Barcellona, il debutto di Android

Monday, February 11th, 2008


L’acquolina in bocca ce l’avevano tutti ormai da giorni, da quando era trapelato che a Barcellona avrebbe debuttato Android, la piattaforma mobile di Google. Barcellona, perché è nella bellissima città spagnola che si sono aperti ufficialmente i lavori del Mobile World Congress. E Google ha mantenuto le attese: Android si farà vedere.

protitpo non ufficiale”Quello a cui stiamo assistendo - ha spiegato Barry Schnitt di Google - sono numerose aziende della tecnologia che dimostrano come Android possa lavorare con i loro sistemi. Si sta iniziando a mettere in moto”.

Schnitt si riferisce in paricolare a quella Open Handset Alliance formata da decine di imprese del settore, tra cui molti dei nomi più grossi, con cui Google intende portare avanti il progetto di continua evoluzione della piattaforma, con l’integrazione di sistemi di terze parti e un lavoro open che potrebbe sfociare in funzionalità oggi inesplorate dalla telefonia mobile.
Google ha confermato che al Congresso intende presentare un prototipo di telefonino funzionante con Android. Si tratterà del primo dispositivo “ufficiale” con la nuova piattaforma, che pure è stata avvistata nel recente passato. Al Congress c’è anche chi si attende la contromossa di Nokia, leader del settore, l’azienda che più ha da perdere da un eventuale successo di Android.

A Barcellona va in scena il mondo della mobilità

Friday, February 8th, 2008

L’appuntamento per esperti e operatori, manager e imprenditori, appassionati e maniaci della mobilità è al Mobile World Congress presso la Fiera di Barcellona dall’11 al 14 febbraio. In una fase di vacche molto magre per il mercato delle fiere, questa del capoluogo catalano va in controtendenza, aumentando espositori (ci sono tutti, ma proprio tutti) e visitatori. Segno della vitalità di un mercato che ridisegna stili di vita e di lavoro, che diverte e fa sognare, oltre a far lavorare meglio (l’ufficio in tasca, e tutto quel che segue..). Gli spazi espositivi sono otto, 14 mila gli espositori, 250 le sessioni, più di 30 mila i meeting privati. La kermesse ospiterà tutti i più importanti personaggi del mercato mobile, da John Chambers, Ceo di Cisco, a Wang Janzhou, chairman e Ceo di China Mobile Communications Corp., da Olli Pekka Kallasvuo, Ceo di Nokia, Arun Sarin, Ceo di Vodafone, a tanti altri. Il dibattito verterà sulla visione della mobilità come fenomeno sociale ed economico, le reti ubique, la sfida dei servizi over-the-top, la rivoluzione dei contenuti digitali. Dopo il successo dell’anno scorso, si ripete il “Government Mobile Forum”, come dire le tecnologie mobili nella pubblica amministrazione, con la partecipazione di organismi internazionali come Onu, Banca Mondiale, Unione Europea, Cto, ecc. Molta attenzione è dedicata alla sicurezza di reti e dispositivi mobili; particolarmente interessanti i programmi intensivi di formazione contro gli attacchi fraudolenti, phishing in primis. Tra le grandi novità l’allargamento degli spazi dedicati ai contenuti per il mobile, sport, musica, mobile tv, videomania, effetto web 2.0. I temi centrali coprono gli aspetti tecnici, strategici e commerciali che riguardano i mondi del mobile e dell’intrattenimento, inclusi modelli di business, segmentazione di nuovi mercati, ruolo della pubblicità. Non manca un settore in continua ascesa, come il gioco online, a cui è dedicato l’International Mobile Gaming Award. Nutritissimo il programma di seminari, dal mobile money transfer, al personal instant messaging, dalle soluzioni mobile broadband, al pay-buy-mobile, a tanti altri. Alcune informazioni logistiche: il luogo della kermesse è sulla collina di Montjuic, facilmente raggiungibile con le linee 1 e 3 della metropolitana (Stazione Espanya), l’organizzazione fornisce ai visitatori pass da 3 o 5 giorni per circolare su tutti i mezzi pubblici, l’apertura della mostra è dalle 7 alle 20 l’11, dalle 8 alle 19 il 12 e il 13, dalle 8 alle 17 il 14, giorno di chiusura.

Il futuro di Apple in chiave iPhone

Wednesday, February 6th, 2008

Dieci milioni di iPhone entro la fine del 2008. Questa la previsione fatta da Steve Jobs all’epoca in cui Apple fece il suo ingresso sul mercato della telefonia mobile, e su questo numero molti analisti stanno facendo le ipotesi più disparate. Ipotesi che talvolta appaiono completamente campate per aria, perché basate su un punto di partenza errato: che i 10 milioni avrebbero dovuto essere realizzati in un anno e non, come espressamente affermato da Jobs, entro la fine del 2008.

Facendo due rapidi calcoli, se nei primi sei mesi sono stati venduti 4 milioni di iPhone, e se le vendite si mantengono su questi livelli, entro la fine del 2008 si dovrebbe arrivare alla quota di 12 milioni. In realtà i primi sei mesi hanno goduto di due momenti favorevoli: il lancio vero e proprio (con lo sprint iniziale generato dall’attesa) e il periodo natalizio (in cui le vendite sono più che raddoppiate). Se anche nel 2008 le vendite dovessero attenuarsi, c’è un discreto margine di 2 milioni di unità in grado di assorbire anche un calo consistente. In realtà Apple ha ancora molti assi nella manica: assi che potrebbero non solo evitare la flessione, ma addirittura dare un’ulteriore spinta alla diffusione del proprio dispositivo.

Prima di tutto c’è da considerare l’espansione del mercato: attualmente l’iPhone è venduto solo negli USA e in tre paesi europei, ma nel corso dell’anno dovrebbe arrivare in tutta Europa, Italia compresa, e magari raggiungere anche altri mercati, come il Giappone. Nel nostro piccolo, pare ormai quasi certo che Apple abbia raggiunto l’accordo con TIM, in quanto ci sono tracce evidenti del supporto a questo operatore nell’ultimo firmware. La notizia non dovrebbe sorprendere più di tanto, se si considera che TIM è l’unico operatore italiano ad offrire una buona copertura EDGE (Wind ha una copertura minore e probabilmente non era nemmeno interessato all’iPhone, visto che ha sposato la tecnologia i-mode) e la data dell’ufficializzazione dell’accordo potrebbe essere molto vicina, secondo alcuni già la prossima settimana o comunque nel corso di questo mese.
Il secondo asso nella manica di Jobs è l’introduzione della seconda generazione di iPhone, dotati di quella connettività ad alta velocità (UMTS/HSDPA) che gli europei reclamano a gran voce. In tal caso rientrerebbero in gioco tutte le altre compagnie telefoniche, anche se è plausibile che Apple, in questa circostanza, preferisca orientarsi verso un solo partner che possa assicurare il servizio in tutta Europa (in tal caso il miglior candidato potrebbe essere Vodafone).

Il modello 3G dell’iPhone dovrebbe arrivare nel corso dell’estate, e la presenza sul mercato di due modelli distinti costituirebbe un’ulteriore arma nelle mani di Apple per allargare la sua quota di mercato in questo settore: potremmo ritrovarci con l’iPhone attuale (GPRS/EDGE), magari con 16 GB di memoria (oppure con 8 GB, ma venduto ad un prezzo inferiore); e un nuovo modello UMTS/HSPDA, più orientato a fare da smartphone, eventualmente con soli 4 GB di memoria per contenere i costi.

Voci ancora da verificare dicono anche che l’iPhone 3G sarà realizzato senza connettività WiFi, il che è inspiegabile se pensiamo agli ultimi prodotti di Apple che danno molto risalto a questa tecnologia, ma potrebbe avere un senso ragionando da un punto di vista commerciale: più del 25% degli iPhone acquistati è sbloccato, ed è utilizzato senza contratto, confidando magari nella possibilità di accedere ad Internet tramite rete WiFi. Togliendo quest’ultima possibilità, l’utente che vuole connettersi ad Internet dovrebbe necessariamente farlo attraverso la connessione telefonica, e sarebbe quindi maggiormente invogliato a sottoscrivere il contratto flat proposto dall’operatore partner di Apple. A mio avviso, togliere la connettività wireless all’iPhone sarebbe un grosso errore, ancora di più se la scelta fosse dettata da ragioni commerciali o da accordi con i gestori telefonici.

Come ultimo elemento di possibile crescita (ultimo ma non meno importante… anzi, forse il più importante) non possiamo non citare il rilascio del software development kit (SDK) annunciato per questo mese. Abbiamo appena detto che un telefono su quattro è “sbloccato”, e spesso questa operazione non è attuata al solo scopo di evitare il contratto con il gestore telefonico, ma è un’esigenza che nasce dalla volontà di poter sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’iPhone, visto che lo sblocco consente l’installazione di decine (per non dire centinaia) di applicazioni di ogni tipo sviluppate da programmatori indipendenti.

Il rilascio del kit di sviluppo consentirà a chiunque di realizzare applicazioni per iPhone e iPod Touch che si potranno installare senza modifiche al firmware e sfruttando di volta in volta le eventuali novità che verranno inserite nel sistema operativo di questi dispositivi. L’unica cosa non ancora chiara riguarda le modalità di distribuzione di queste applicazioni: possiamo immaginare la comparsa di un apposito canale sull’iTunes Store, esattamente come adesso c’è lo spazio dedicato ai giochi per l’iPod, ma se questa sarà l’unica strada, come verranno selezionate le applicazioni? Chiunque potrà mettere a disposizione degli altri utenti il proprio lavoro, anche gratuitamente, sull’iTunes Store?

Se verrà lasciata massima libertà agli sviluppatori, iPhone e iPod Touch potrebbero raccogliere un successo di pubblico sempre maggiore, ma se Apple vorrà mantenere il controllo totale sui propri dispositivi, limitando in qualche modo la diffusione di software homebrew o comunque di terze parti, ne potrebbe conseguire una perdita d’immagine e di vendite: oltre al numero sempre crescente di telefoni che si ispirano chiaramente al design dell’iPhone, anche dal punto di vista del software la concorrenza sta realizzando interfacce con le stesse caratteristiche di quella dell’iPhone. La differenza è che la maggior parte dei produttori concede più libertà agli utenti di quanta ne conceda oggi Apple, una lacuna che quest’ultima potrà colmare solo consentendo un utilizzo realmente libero dell’SDK.

Se è vero che l’uscita dell’SDK amplierà i confini di utilizzo di iPhone e iPod Touch, molti si chiedono perché mai gli sforzi di Apple in questa direzione dovrebbero essere limitati solamente a due dispositivi. L’ampliamento del mercato dei dispositivi portatili e ultra-portatili potrebbe spingere Apple a modificare alcune linee di prodotto, e c’è chi ha ipotizzato la migrazione graduale di tutti gli iPod verso i modelli Touch. In realtà ogni modello di iPod ha un suo target ben specifico: il classic vanta una capacità 10 volte superiore al modello Touch; il nano offre una buona capacità unita ad un’ottima portabilità (al contrario del Touch, il cui peso e dimensioni sono “importanti”); e il minuscolo shuffle è ideale da portarsi appresso ovunque, specie d’estate e quando si fa sport.

Fare un Touch più piccolo, magari cambiando anche il fattore di forma, significherebbe creare problemi a chi svilupperà le applicazioni. Con l’attuale costo delle memorie flash, un Touch più capiente avrebbe un prezzo improponibile, mentre l’utilizzo di un hard disk potrebbe renderlo lento e meno reattivo, senza contare le eventuali ripercussioni sullo spessore e sull’autonomia. Una possibile alternativa potrebbe essere data da un dispositivo ibrido, con 1 o 2 GB di memoria flash per il firmware e un hard disk (come gli attuali iPod classic) per i dati. Ma a questo punto, perché limitarsi ad un “semplice” iPod? Aumentando leggermente le dimensioni del display si otterrebbe un dispositivo portatile innovativo, un stazione multimediale portatile che grazie al supporto delle applicazioni di terze parti, potrebbe anche sostituire il classico notebook in molte circostanze. Difficile dire se Apple punta veramente a realizzare qualcosa del genere, ma quel che è certo è che gli investimenti in ricerca e sviluppo sono ai livelli massimi degli ultimi anni, ed è improbabile che una tale mole di investimenti sia destinata ad un semplice upgrade delle macchine.

Jobs ha promesso un 2008 ricco di sorprese, e le novità già visibili all’orizzonte non sono poche: nelle prossime settimane (o al più tardi nel giro di qualche mese) sarà rilasciato l’SDK per l’iPhone/iPod Touch, dovrebbero uscire nuovi portatili professionali (di cui sono già stati rivelati chiari indizi in rete, anche se opportunamente oscurati), potrebbe arrivare la seconda generazione di iPhone (quella con UMTS/HSDPA), e sono ormai sulla via del rilascio corposi aggiornamenti del sistema operativo, del software di Apple TV, e dell’iTunes Store. Basterà tutto questo ad accontentare la schiera di utenti rimasta delusa dal recente MacWorld Expo?


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