A Barcellona va in scena il mondo della mobilità

February 8th, 2008

Confronta prima i prezzi L ultimo telefono e cellulare è su Ciao. Per gli amanti della musica Lettore Mp3, cuffie e altoparlanti!

L’appuntamento per esperti e operatori, manager e imprenditori, appassionati e maniaci della mobilità è al Mobile World Congress presso la Fiera di Barcellona dall’11 al 14 febbraio. In una fase di vacche molto magre per il mercato delle fiere, questa del capoluogo catalano va in controtendenza, aumentando espositori (ci sono tutti, ma proprio tutti) e visitatori. Segno della vitalità di un mercato che ridisegna stili di vita e di lavoro, che diverte e fa sognare, oltre a far lavorare meglio (l’ufficio in tasca, e tutto quel che segue..). Gli spazi espositivi sono otto, 14 mila gli espositori, 250 le sessioni, più di 30 mila i meeting privati. La kermesse ospiterà tutti i più importanti personaggi del mercato mobile, da John Chambers, Ceo di Cisco, a Wang Janzhou, chairman e Ceo di China Mobile Communications Corp., da Olli Pekka Kallasvuo, Ceo di Nokia, Arun Sarin, Ceo di Vodafone, a tanti altri. Il dibattito verterà sulla visione della mobilità come fenomeno sociale ed economico, le reti ubique, la sfida dei servizi over-the-top, la rivoluzione dei contenuti digitali. Dopo il successo dell’anno scorso, si ripete il “Government Mobile Forum”, come dire le tecnologie mobili nella pubblica amministrazione, con la partecipazione di organismi internazionali come Onu, Banca Mondiale, Unione Europea, Cto, ecc. Molta attenzione è dedicata alla sicurezza di reti e dispositivi mobili; particolarmente interessanti i programmi intensivi di formazione contro gli attacchi fraudolenti, phishing in primis. Tra le grandi novità l’allargamento degli spazi dedicati ai contenuti per il mobile, sport, musica, mobile tv, videomania, effetto web 2.0. I temi centrali coprono gli aspetti tecnici, strategici e commerciali che riguardano i mondi del mobile e dell’intrattenimento, inclusi modelli di business, segmentazione di nuovi mercati, ruolo della pubblicità. Non manca un settore in continua ascesa, come il gioco online, a cui è dedicato l’International Mobile Gaming Award. Nutritissimo il programma di seminari, dal mobile money transfer, al personal instant messaging, dalle soluzioni mobile broadband, al pay-buy-mobile, a tanti altri. Alcune informazioni logistiche: il luogo della kermesse è sulla collina di Montjuic, facilmente raggiungibile con le linee 1 e 3 della metropolitana (Stazione Espanya), l’organizzazione fornisce ai visitatori pass da 3 o 5 giorni per circolare su tutti i mezzi pubblici, l’apertura della mostra è dalle 7 alle 20 l’11, dalle 8 alle 19 il 12 e il 13, dalle 8 alle 17 il 14, giorno di chiusura.

Il futuro di Apple in chiave iPhone

February 6th, 2008

Dieci milioni di iPhone entro la fine del 2008. Questa la previsione fatta da Steve Jobs all’epoca in cui Apple fece il suo ingresso sul mercato della telefonia mobile, e su questo numero molti analisti stanno facendo le ipotesi più disparate. Ipotesi che talvolta appaiono completamente campate per aria, perché basate su un punto di partenza errato: che i 10 milioni avrebbero dovuto essere realizzati in un anno e non, come espressamente affermato da Jobs, entro la fine del 2008.

Facendo due rapidi calcoli, se nei primi sei mesi sono stati venduti 4 milioni di iPhone, e se le vendite si mantengono su questi livelli, entro la fine del 2008 si dovrebbe arrivare alla quota di 12 milioni. In realtà i primi sei mesi hanno goduto di due momenti favorevoli: il lancio vero e proprio (con lo sprint iniziale generato dall’attesa) e il periodo natalizio (in cui le vendite sono più che raddoppiate). Se anche nel 2008 le vendite dovessero attenuarsi, c’è un discreto margine di 2 milioni di unità in grado di assorbire anche un calo consistente. In realtà Apple ha ancora molti assi nella manica: assi che potrebbero non solo evitare la flessione, ma addirittura dare un’ulteriore spinta alla diffusione del proprio dispositivo.

Prima di tutto c’è da considerare l’espansione del mercato: attualmente l’iPhone è venduto solo negli USA e in tre paesi europei, ma nel corso dell’anno dovrebbe arrivare in tutta Europa, Italia compresa, e magari raggiungere anche altri mercati, come il Giappone. Nel nostro piccolo, pare ormai quasi certo che Apple abbia raggiunto l’accordo con TIM, in quanto ci sono tracce evidenti del supporto a questo operatore nell’ultimo firmware. La notizia non dovrebbe sorprendere più di tanto, se si considera che TIM è l’unico operatore italiano ad offrire una buona copertura EDGE (Wind ha una copertura minore e probabilmente non era nemmeno interessato all’iPhone, visto che ha sposato la tecnologia i-mode) e la data dell’ufficializzazione dell’accordo potrebbe essere molto vicina, secondo alcuni già la prossima settimana o comunque nel corso di questo mese.
Il secondo asso nella manica di Jobs è l’introduzione della seconda generazione di iPhone, dotati di quella connettività ad alta velocità (UMTS/HSDPA) che gli europei reclamano a gran voce. In tal caso rientrerebbero in gioco tutte le altre compagnie telefoniche, anche se è plausibile che Apple, in questa circostanza, preferisca orientarsi verso un solo partner che possa assicurare il servizio in tutta Europa (in tal caso il miglior candidato potrebbe essere Vodafone).

Il modello 3G dell’iPhone dovrebbe arrivare nel corso dell’estate, e la presenza sul mercato di due modelli distinti costituirebbe un’ulteriore arma nelle mani di Apple per allargare la sua quota di mercato in questo settore: potremmo ritrovarci con l’iPhone attuale (GPRS/EDGE), magari con 16 GB di memoria (oppure con 8 GB, ma venduto ad un prezzo inferiore); e un nuovo modello UMTS/HSPDA, più orientato a fare da smartphone, eventualmente con soli 4 GB di memoria per contenere i costi.

Voci ancora da verificare dicono anche che l’iPhone 3G sarà realizzato senza connettività WiFi, il che è inspiegabile se pensiamo agli ultimi prodotti di Apple che danno molto risalto a questa tecnologia, ma potrebbe avere un senso ragionando da un punto di vista commerciale: più del 25% degli iPhone acquistati è sbloccato, ed è utilizzato senza contratto, confidando magari nella possibilità di accedere ad Internet tramite rete WiFi. Togliendo quest’ultima possibilità, l’utente che vuole connettersi ad Internet dovrebbe necessariamente farlo attraverso la connessione telefonica, e sarebbe quindi maggiormente invogliato a sottoscrivere il contratto flat proposto dall’operatore partner di Apple. A mio avviso, togliere la connettività wireless all’iPhone sarebbe un grosso errore, ancora di più se la scelta fosse dettata da ragioni commerciali o da accordi con i gestori telefonici.

Come ultimo elemento di possibile crescita (ultimo ma non meno importante… anzi, forse il più importante) non possiamo non citare il rilascio del software development kit (SDK) annunciato per questo mese. Abbiamo appena detto che un telefono su quattro è “sbloccato”, e spesso questa operazione non è attuata al solo scopo di evitare il contratto con il gestore telefonico, ma è un’esigenza che nasce dalla volontà di poter sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’iPhone, visto che lo sblocco consente l’installazione di decine (per non dire centinaia) di applicazioni di ogni tipo sviluppate da programmatori indipendenti.

Il rilascio del kit di sviluppo consentirà a chiunque di realizzare applicazioni per iPhone e iPod Touch che si potranno installare senza modifiche al firmware e sfruttando di volta in volta le eventuali novità che verranno inserite nel sistema operativo di questi dispositivi. L’unica cosa non ancora chiara riguarda le modalità di distribuzione di queste applicazioni: possiamo immaginare la comparsa di un apposito canale sull’iTunes Store, esattamente come adesso c’è lo spazio dedicato ai giochi per l’iPod, ma se questa sarà l’unica strada, come verranno selezionate le applicazioni? Chiunque potrà mettere a disposizione degli altri utenti il proprio lavoro, anche gratuitamente, sull’iTunes Store?

Se verrà lasciata massima libertà agli sviluppatori, iPhone e iPod Touch potrebbero raccogliere un successo di pubblico sempre maggiore, ma se Apple vorrà mantenere il controllo totale sui propri dispositivi, limitando in qualche modo la diffusione di software homebrew o comunque di terze parti, ne potrebbe conseguire una perdita d’immagine e di vendite: oltre al numero sempre crescente di telefoni che si ispirano chiaramente al design dell’iPhone, anche dal punto di vista del software la concorrenza sta realizzando interfacce con le stesse caratteristiche di quella dell’iPhone. La differenza è che la maggior parte dei produttori concede più libertà agli utenti di quanta ne conceda oggi Apple, una lacuna che quest’ultima potrà colmare solo consentendo un utilizzo realmente libero dell’SDK.

Se è vero che l’uscita dell’SDK amplierà i confini di utilizzo di iPhone e iPod Touch, molti si chiedono perché mai gli sforzi di Apple in questa direzione dovrebbero essere limitati solamente a due dispositivi. L’ampliamento del mercato dei dispositivi portatili e ultra-portatili potrebbe spingere Apple a modificare alcune linee di prodotto, e c’è chi ha ipotizzato la migrazione graduale di tutti gli iPod verso i modelli Touch. In realtà ogni modello di iPod ha un suo target ben specifico: il classic vanta una capacità 10 volte superiore al modello Touch; il nano offre una buona capacità unita ad un’ottima portabilità (al contrario del Touch, il cui peso e dimensioni sono “importanti”); e il minuscolo shuffle è ideale da portarsi appresso ovunque, specie d’estate e quando si fa sport.

Fare un Touch più piccolo, magari cambiando anche il fattore di forma, significherebbe creare problemi a chi svilupperà le applicazioni. Con l’attuale costo delle memorie flash, un Touch più capiente avrebbe un prezzo improponibile, mentre l’utilizzo di un hard disk potrebbe renderlo lento e meno reattivo, senza contare le eventuali ripercussioni sullo spessore e sull’autonomia. Una possibile alternativa potrebbe essere data da un dispositivo ibrido, con 1 o 2 GB di memoria flash per il firmware e un hard disk (come gli attuali iPod classic) per i dati. Ma a questo punto, perché limitarsi ad un “semplice” iPod? Aumentando leggermente le dimensioni del display si otterrebbe un dispositivo portatile innovativo, un stazione multimediale portatile che grazie al supporto delle applicazioni di terze parti, potrebbe anche sostituire il classico notebook in molte circostanze. Difficile dire se Apple punta veramente a realizzare qualcosa del genere, ma quel che è certo è che gli investimenti in ricerca e sviluppo sono ai livelli massimi degli ultimi anni, ed è improbabile che una tale mole di investimenti sia destinata ad un semplice upgrade delle macchine.

Jobs ha promesso un 2008 ricco di sorprese, e le novità già visibili all’orizzonte non sono poche: nelle prossime settimane (o al più tardi nel giro di qualche mese) sarà rilasciato l’SDK per l’iPhone/iPod Touch, dovrebbero uscire nuovi portatili professionali (di cui sono già stati rivelati chiari indizi in rete, anche se opportunamente oscurati), potrebbe arrivare la seconda generazione di iPhone (quella con UMTS/HSDPA), e sono ormai sulla via del rilascio corposi aggiornamenti del sistema operativo, del software di Apple TV, e dell’iTunes Store. Basterà tutto questo ad accontentare la schiera di utenti rimasta delusa dal recente MacWorld Expo?

Il Blackberry? Non è solo per i business men

February 2nd, 2008

“L’altro giorno un amico mi ha chiamato per raccontarmi un aneddoto. Poco prima gli era caduto lo smartphone di tasca. Una persona che passava di li lo ha avvertito: ‘guarda che ti è caduto il BlackBerry’”. Poco importa che in realtà non si trattasse del rinomato prodotto della canadese Research in motion (Rim), ma di un altro telefono con funzionalità e fattezze simili. Alberto Bevilacqua, responsabile in Rim Italia dell’unità commerciale dedicata a Vodafone, spiega così la forza del marchio BlackBerry nel mondo business. Ma lo fa, paradossalmente, prima di parlare di un passaggio strategico, avviato già da qualche tempo ma che trova nel nuovo Pearl 8110 un momento importante: quello verso il mondo consumer. Spostamento che sembra dare i risultati sperati, visto che il fatturato del terzo trimestre si è attestato a 1,67 miliardi di dollari, in crescita del 22% rispetto a quello passato e addirittura del 100% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.
Cos’ha di nuovo il Pearl 8110?
Il nuovo terminale porta avanti un messaggio e una strategia che accomuna tutta la serie 8100, e cioè il nostro progressivo spostamento verso il segmento consumer. BlackBerry non è più solo uno strumento per aumentare la produttività, e quindi il lavoro, ma offre anche servizi di intrattenimento. In questo caso la prima novità è il navigatore Gps integrato. Non è il primo telefono che lo presenta, lo avevano anche l’8800 e l’8310, ma questa volta lo inseriamo in un device molto più piccolo, delle dimensioni di un normale telefonino. Questo grazie alle migliori performance della batteria.
Non c’è il rischio di perdere la vostra identificazione nel segmento business, e quindi nell’immaginario di quella fetta di manager e professionisti che usano il telefono come strumento di lavoro?
No, quella è l’area in cui siamo nati e ce la teniamo ben stretta. L’evoluzione tecnologica ci permette però di integrare alle funzioni di chi vuole avere l’ufficio in tasca quelle di intrattenimento. Chi ha detto che a un manager non interessano? E’ un passaggio senza perdite. Anzi, ci allarghiamo a una fetta di pubblico più ampio. C’era una forte richiesta in tal senso, per mettere insieme lavoro e tempo libero.
In questo passaggio è stato decisivo il cambio di tastiera, con la Qwerty non estesa, e cioè con due lettere per ogni tasto. Trova il favore del pubblico?
Il Pearl, che ha portato questa innovazione, è uno dei nostri prodotti di maggiore successo.
Quali trend si possono osservare nella domanda?
Cresce la consapevolezza che i servizi che offriamo sono un volano per il business. Questo è particolarmente vero per il mondo delle banche e della finanza, dove l’accesso a internet, la mail, l’informazione in tempo reale sono strategiche. Sono le stesse aziende a capirlo, dotando i loro dipendenti di uno smartphone. Gli informatori farmaceutici, per passare ad un’altra categoria, lo usano anche per l’accesso ai sistemi di Crm.
Cosa ha comportato l’ingresso di Apple nel mercato della telefonia?
L’ingresso di Apple, ma anche quello di Google e la “Open handset alliance”, oppure i movimenti di Nokia, hanno il tratto comune di dare una crescente importanza a internet e ai servizi. Il che è positivo per tutti. Per quanto riguarda l’Italia va detto che l’iPhone ha un modello di business particolare.
In che senso particolari?
Perché da noi, a differenza che in altri Paesi, non finanziano il prezzo del terminale. Ci ha provato Tre per un periodo, ma poi è tornata sui suoi passi.

La musica di Napster sui telefonini Tim

February 2nd, 2008

La musica di Napster approda sui telefoni cellulari e sui computer italiani e saranno i clienti di Tim a poter scaricare, per primi in Italia, già da oggi, tutti i brani disponibili nel ricco catalogo della più grande community musicale del mondo. Il nuovo servizio «Napster Mobile», frutto dell’accordo siglato fra Telecom Italia ed Ericsson, consentirà, infatti, ai clienti Tim di accedere ad oltre 5 milioni di brani musicali. Napster Mobile sarà facilmente accessibile dall’area Internet del portale mobile Tim, permettendo l’acquisto dei più grandi successi della musica internazionale: i clienti avranno a disposizione l’intero catalogo Napster e potranno effettuare il download dei brani con un’opzione che permetterà di salvare la musica, oltre che sui telefonini, anche sul pc. Dal portale «Napster Mobile» si potranno inoltre scaricare loghi e suonerie per personalizzare i propri cellulari. L’accesso al servizio sarà ancora più immediato sui nuovi cellulari Sony Ericsson Walkman. Alcuni modelli, infatti, sono dotati di un tasto sul display che permetterà l’accesso diretto a Napster Mobile. «Siamo orgogliosi di essere i primi in Italia ad offrire il servizio Napster Mobile», afferma Riccardo Jelmini, Responsabile Marketing Mobile VAS Telecom Italia. Sviluppata congiuntamente da Napster ed Ericsson la piattaforma Napster Mobile fa parte del bouquet degli Hosting Services Ericsson che permettono agli operatori di telecomunicazioni di sviluppare servizi personalizzati per la propria clientela.

70mila iPhone venduti in Germania

January 28th, 2008

Dopo le cifre di O2 e Orange, anche la Germania presenta i dati relativi alle vendite di iPhone: 70mila pezzi in meno di tre mesi. A partire dal 9 novembre scorso, giorno del lancio tedesco e inglese, sono stati firmati settantamila contratti con T-Mobile, il braccio mobile di Deutsche Telekom.

Settantamila iPhone. Si tratta dello stesso numero di vendite comunicato da Orange per il mercato francese tra il 28 novembre 2007 e la fine dell’anno, all’incirca un mese. Rispetto alla Francia, quindi, la Germania si è dimostrata meno ricettiva all’iPhone; nonostante ciò, T-Mobile si dichiara soddisfatta delle vendite e del prodotto.
Solo pochi giorni fa, il Financial Times ha evidenziato un’altra piccola delusione tra i banchi di Apple e dell’operatore inglese O2, riguardante proprio i numeri di vendita in Gran Bretagna. Al di là dei numeri eccessivamente positivi promossi da Gartner – che oscillavano tra i 350mila e i 400mila iPhone, entro la fine del 2007 –, le previsioni di O2 avevano puntato al raggiungimento di un target di 200mila pezzi; ma l’obiettivo, seppur per una manciata di telefoni, non è stato raggiunto e le vendite si sono fermate a 190mila. Secondo le fonti più accreditate, tra cui lo stesso Financial Times, il motivo principale di questa delusione inglese riguarda il prezzo in sterline, troppo alto per il mercato.

Secondo Steve Jobs, i dati di vendita dello smartphone della Mela sono tutt’altro che negativi: globalmente è stato superato l’obiettivo dell’azienda per il 2007, e si sono raggiunti i 4 milioni di pezzi in soli sei mesi. Un patrimonio per Apple – che nel frattempo ha chiuso il miglior trimestre di tutti i tempi –, ma anche per gli operatori telefonici che hanno distribuito in America e in Europa il device mobile più chiacchierato degli ultimi anni.

Ma i dati non sembrano collimare. Secondo Apple gli iPhone venduti nel 2007 sarebbero 3,75 milioni, ma sommando i dati parziali di tutti gli operatori, il risultato è di 2,35 milioni di iPhone. È stato l’analista Toni Sacconaghi a calcolare le vendite di Apple, ipotizzando dati fantasma, ma come riportato da Seeking Alpha, se si tiene conto anche degli smartphone sbloccati e venduti separatamente dal contratto telefonico, i conti tornano.

Nel frattempo, Apple punta come nuovo target ai 10milioni di cellulari entro la fine del 2008 mentre l’Italia aspetta la primavera, sperando che iPhone sbarchi per mano di Tim, dopo che Vodafone si è tirata indietro.


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