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Stop ai costi di ricarica

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Costi di ricarica: è ora di cambiare. In un documento congiunto di 90 pagine, l’Autorità per le Comunicazioni (relatore Roberto Napoli) e l’Autorità Antitrust criticano alla radice il costo fisso che sopportiamo quando ricarichiamo il cellulare. E’ l’odioso meccanismo che ci impone di pagare - ad esempio - 35 euro ricevendone solo 30 di traffico.

Questo costo è una “specificità” italiana. Noi paghiamo; i cittadini degli altri Paesi, no. Quanti soldi Tim, Vodafone, Wind e Tre stiano guadagnando è presto detto. Le Autorità osservano che 91 telefonini su 100 funzionano senza un abbonamento, con scheda ricaricabile. Nel 2005, così, gli italiani hanno versato agli operatori mobili un miliardo 714 milioni solo a causa di questa “gabella” (sono i soldi che hanno pagato in più rispetto al traffico accreditato). I ricavi degli operatori sono cresciuti del 30,2% in tre anni.

Studenti, pensionati e disoccupati piangono più dei ricchi. Capita che lo studente acquisti 3 euro di traffico e versi, in aggiunta, un quarto euro (come costo dell’operazione). Notano le Autorità che (”in termini relativi”) lo studente è bastonato più del manager che compra una ricarica da 250 euro e ne paga 5, come costo. Lo studente sopporta un aggravio del 33% (rispetto al traffico ottenuto); il manager solo del 5%. Per questo, l’Italia vive una situazione paradossale. Alla fine del mese, sommate tutte le varie uscite e tutte le “gabelle”, un italiano spende per telefonare quanto spende un francese o un tedesco. Ma uno studente o un pensionato italiano spende di più dei colleghi stranieri proprio per colpa del caro ricarica.

Ma la pubblicità non dice forse che gli operatori praticano grandi sconti? Le Autorità si sono accorte che alcuni operatori (come Wind o Tre) hanno eliminato il costo di ricarica, ma la misura “non sembra sufficiente” perché riguarda i “tagli di ricarica più alti”: aiuta i ricchi, quindi. Né convince un altro meccanismo messo in piedi da Tre, per cui pagare il costo della ricarica dà diritto ad usufruire di alcuni servizi del portale Internet. Né sanano infine il problema alcune ricariche promozionali in circolazione (”iniziative non strutturali”).

Davanti alle Autorità, Tim, Vodafone, Wind e Tre si sono difesi, ricordando ad esempio i costi che sostengono per tenere in piedi il servizio di ricarica telefonica. Gli operatori mobili, per esempio, devono pagare l’edicolante che ci vende la tesserina per la ricarica. E devono ricompensare, ancora, la banca che permette di ricaricare il cellulare dai suoi Bancomat. Ma alla fine i costi ammontano a 769 milioni. Come “margine”, coperti tutti questi costi, resterà agli operatori mobili qualcosa come 945 milioni l’anno. Non solo. Gli operatori mobili ricavano anche un “vantaggio finanziario” dal fatto che i clienti paghino le ricariche in anticipo, prima di usufruire del servizio. Il vantaggio oscilla tra i 20 ai 200 milioni.

Gli operatori, peraltro, hanno imposto costi di ricarica molto simili. Questo significa - scrivono le Autorità - che Tim, Vodafone, Wind e Tre non si sono fatti concorrenza come avrebbero dovuto, arroccati a difesa di questa “sacca di redditività“.

Come risolvere il problema, allora? “L’eliminazione del costo di ricarica” garantirebbe “immediati vantaggi ai consumatori”. Gli operatori, in ogni caso, vanno costretti ad una vera concorrenza così da allontanare il sospetto di patti sotterranei e “collusivi”. Infine i clienti dovranno ottenere informazioni trasparenti sui costi che affrontano. Oggi, spesso, ricevono notizie “né veritiere né complete”.

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