Viacom chiede a Youtube di cancellare 100.000 video
Dopo le canzoni tocca ai prodotti televisivi. Come successo con i brani musicali, ora “scaricare” video da Internet sta diventando infatti sempre più difficoltoso. I “nodi” sono ancora una volta il pagamento del copyright e i mancati accordi tra i proprietari dei programmi e le piattaforme che consentono la distribuzione gratuita di video. È il caso di Viacom, colosso statunitense dei media, che ieri ha chiesto al servizio video online di YouTube (controllato da Google) di rimuovere tutti i suoi videoclip — oltre 100mila, inclusi quelli di Mtv Networks e di Bet inseriti sul portale «senza il permesso» della Viacom stessa —, dopo che le due società non sono riuscite ad accordarsi sulla distribuzione. Secondo stime di Viacom, i programmi del gruppo trasmessi su YouTube generano un flusso di video del valore di 1,2 miliardi di dollari.
Il mancato accordo tra YouTube e Viacom riguarda la suddivisione delle entrate pubblicitarie sui contenuti prodotti da Viacom e quale delle due società dovrà trattare la vendita delle inserzioni pubblicitarie. YouTube è il principale sito Internet al mondo per la distribuzione di video e filmati, i quali perlopiù vengono inseriti in rete direttamente dagli utenti. Da ricordare che YouTube in novembre è stato acquistato da Google con un investimento di 1,65 miliardi di dollari, con l’obiettivo di farlo diventare il leader mondiale del mercato dei video online.
La stessa Google, per evitare un’ondata di cause per la violazione del copyright, ha avviato un giro di negoziazioni a largo raggio con le grandi società di media tradizionali, per convincerle a fornire i loro contenuti a YouTube, in cambio di una percentuale sugli utili pubblicitari, o di contratti milionari per la cessione dei diritti di trasmissione. Il fallimento della trattativa con Viacom sembra quindi rappresentare, almeno in parte, una sconfitta della strategia di legalizzazione di YouTube avviata da Google.
A quanto si apprende i dirigenti di Viacom avrebbero protestato per la mancata introduzione da parte di YouTube di un dispositivo per monitorare l’accesso ai contenuti, uno strumento indispensabile per quantificare la distribuzione dei video e la successiva spartizione delle entrate pubblicitarie.Viacom ha perciò accusato Google e YouTube di appropriarsi di tutte le entrate pubblicitarie legate alla distribuzione del loro materiale «senza compensare adeguatamente coloro che hanno speso soldi e fatto lo sforzo per produrre i contenuti».
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